L’insolita Venezia: la Biennale.

É già da un po’ che non ripartiamo, da troppo per i nostri gusti.
< E allora via, tu fai i biglietti del treno che io penso al B&B.>…<Come sempre Socia!>.

Sì ma dove andiamo? É Ottobre, le ferie estive sono ormai lontanissime e il lavoro nell’ultimo mese è stato abbastanza massacrante. Abbiamo bisogno di staccare, di sognare….abbiamo bisogno di cibo per l’anima! Allora non c’è miglior posto della Biennale di Venezia.

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Il nome “Biennale” deriva dalla cadenza biennale delle sue manifestazioni , la Biennale d’Arte e la Biennale di Architettura e da oltre un secolo è una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo. Fondata come società di cultura nel 1895 con l’organizzazione della prima Esposizione Biennale d’Arte del mondo, per stimolare la creatività artistica e il mercato dell’arte a Venezia e in Italia, la Biennale ha tuttora il fine di promuovere le nuove tendenze artistiche e a tale scopo organizza molte manifestazioni internazionali delle arti contemporanee. Quest’anno è l’anno dell’Architettura e il tema è “Freespace”, lo spazio che rappresenta generosità e senso di umanità, spazio gratuito, spazio da liberare, spazio da restituire a chi lo vive.

«Freespace celebra la capacità dell’architettura di trovare in ogni progetto una nuova e inattesa generosità, anche nelle condizioni più private, difensive, esclusive o commercialmente limitate» si legge nel Manifesto di Yvonne Farrell e Shelley McNamara, le curatrici.
E la cosa bella di questo spazio libero è quindi la generosità. Quella di accogliere due viaggiatrici che a mezzogiorno hanno già fatto 13 mila passi (contati, abbiamo le prove) e che si riposano abbandonandosi in dei cuscini giganti messi nel centro di un vecchio corridoio dell’Arsenale. Alzare lo sguardo e trovare questa “copertura” ipnotica appesa al soffitto è divertente.

L’esposizione si svolge principalmente nei Giardini Napoleonici ,o più semplicemente i Giardini della Biennale, in cui sono allestiti 29 padiglioni di altrettanti paesi, più il Padiglione Centrale (ex Padiglione Italia). Da qualche anno ha aggiunto stabilmente ai suoi spazi espositivi gli edifici monumentali dell’Arsenale. L’Arsenale di Venezia è un antico complesso di cantieri navali e officine che costituisce una parte molto estesa della città insulare di Venezia, alla sua estremità orientale. Fu il cuore dell’industria navale veneziana a partire dal XII secolo ed è legato al periodo più florido della vita della Serenissima: grazie alle imponenti navi qui costruite, la Repubblica Veneta riuscì a contrastare gli ottomani nel mar Egeoe a conquistare le rotte del nord Europa.

Iniziamo il nostro tour quindi…

ALBANIA- ZERO SPACE

Questo è uno dei tanti progetti suggestivi sul tema “freespace” della Biennale di quest’anno. Appese al soffitto dell’Arsenale e incorniciate, 3.600 fotografie scattate dagli abitanti di Tirana narrano le loro storie. C’è chi, per esempio, ha rinunciato al soggiorno o alla sala da pranzo del proprio appartamento per trasformarlo in un negozio di alimentari; chi ancora ha convertito la propria camera da letto in un bar o in una lavanderia. In un caso o nell’altro, tutti questi spazi, affacciati sulla strada, sono diventati luoghi di socializzazione, dove le persone vanno a fare acquisti, ma anche solo a scambiare due chiacchiere. È proprio un fenomeno sociale di trasformazione del “livello zero” di interi quartieri della capitale. I cittadini hanno ereditato una società ermetica, con pochi spazi liberi. Con la democrazia, l’appetito di vita sociale è cresciuto e la libertà lasciata loro dalle autorità ha prodotto un piano terra vivace e un modello molto contemporaneo. Otto porte completano l’installazione del padiglione: sono le porte di casa di altrettanti residenti. È un vero dialogo quotidiano e spontaneo con l’architettura.

PADIGLIONE SPAGNA- BECOMING

Il padiglione della Spagna lancia un messaggio molto bello stampando sulle pareti interne centinaia di progetti di studenti di architettura..ma diciamo che ha anche uno degli ingressi più instagrammabili dei giardini! Diversi neon lampeggianti formano la scritta “becoming”, un richiamo alle vetrine ma anche all’arte che sempre di più si serve delle iscrizioni luminose, ed anche una bellissima parola.

PADIGLIONE BELGIO- EUROTOPIE

Sulla porta di ingresso del padiglione del Belgio compare la scritta “EUROTOPIE”, dentro invece, si apre una superficie concentrica modellata da gradoni che annullano la linea orizzontale per disegnare un ambiente concavo e convesso allo stesso tempo. Il colore blu della bandiera europea domina su tutto. L’ambiente diventa un’agorà contemporanea dove tutte le culture che compongono la sfaccettata realtà del nostro continente si possono incontrare e letteralmente unire.

PADIGLIONE GERMANIA- UNBUILDING WALLS

La Germania insiste nell’autoaffermazione di una leadership culturale europea, mostrando, ormai da alcuni anni, buone pratiche di inclusione e ricucitura rispetto a strappi socioculturali del suo recente passato. Quest’anno si parla della cancellazione delle tracce del muro che ha diviso per alcuni decenni l’Est dall’Ovest. La mostra Unbuilding Walls risponde ai dibattiti attuali su nazioni, protezionismo e divisione. I curatori, GRAFT e Marianne Birthler lavorano sul muro come un’opportunità per esplorare gli effetti della divisione e del processo di guarigione come fenomeno spaziale dinamico.

PADIGLIONE SVIZZERA- 240 House Tour

240 House Tour è il titolo dell’installazione del Padiglione della Svizzera, vincitore del Leone d’oro per la miglior Partecipazione Nazionale: che per l’occasione si trasforma in una “casa di Alice”: varchi angusti e corridoi che per essere percorsi impongono al visitatore difficili contorsioni, si affiancano a porte altissime le cui maniglie sono impossibili da raggiungere e finestre che si aprono sul nulla. Una casa labirintica nella quale le dimensioni del corpo umano non sono più sufficienti a stabilire regole e gerarchie, trasformando gli spazi quotidiani in ambienti misteriosi e pericolosi.

Questa è stata l’ultima tappa della giornata, eravamo stanche e volevamo tirare dritto verso il B&B per riposarci un pò. Ma qualcosa ci ha attirate dentro quel padiglione a prima vista anonimo, dentro invece una porticina ci ha catapultate in un batter d’occhio dentro il libro di Carrol. Vi ricordate Alice che dopo aver bevuto dalla bottiglietta e mangiato il fungo cresce e poi si fa piccolina, quasi minuscola, ricresce e poi ridiventa «normale»? Queste metamorfosi forse rimandano a quelle che si sperimentano nella nostra esistenza quando si vive la sensazione di star crescendo velocemente o ci si sente troppo piccoli rispetto alle circostanze e alle persone con cui si è in relazione.

A volte capita di volersi sentire più grandi e più grossi per affrontare meglio la vita, o semplicemente di volersi fare piccoli piccoli per scomparire o sentirsi più protetti. 

A voi capita mai?

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