l’Insolita Venezia: Murano e la corsa contro il tempo.

Secondo giorno, ci svegliamo nella camera del nostro ostello.

Sì, avete capito benissimo, questa volta l’infallibile cercatrice di B&B super magnifici ci ha trascinate in un ostello. Il primo dubbio mi viene quando alla reception, che poi chiamarla reception è un complimento, ci avvolge un intenso profumo di incenso, scrivania in legno scuro con sedie d’epoca, cartina geografica alla parete, sulla sinistra una libreria in cristallo piena zeppa di oggetti tra cui pentole, vasi di vetro vuoti e statuette votive di Buddha indiani di varie forme e colori. Ci guardiamo perplesse chiedendoci quale porta spazio-temporale ci ha catapultate qui, mistero! Ma torniamo a noi, stavo dicendo,  alla reception ci accoglie un gentilissimo signore, probabilmente pakistano, che parla solo ed esclusivamente  “indenglish” e che ci fa intendere in qualche modo che il Boss sta arrivando. Ecco, già qui io la volevo strozzare…ma mai perdere la speranza! Ovviamente non si trattava del tipico ostello dell’immaginario comune. Appena aperta la porta infatti ci ritroviamo in un mini appartamento. Non manca nulla, pavimenti veneziani, cucina, divano, camera e bagno privato, ma soprattutto due finestre che danno direttamente in un giardino interno e sui tetti di Venezia. Anche questa volta una meraviglia. Non c’è niente da fare, non sbaglia un colpo!

Anche se è Domenica ci alziamo di buon ora e usciamo per la nostra tappa di oggi, Murano.

Per andare a prendere il vaporetto attraversiamo la zona dell’Arsenale, l’ostello infatti si trova nel sestiere Castello, ed è una nuova scoperta per noi, Venezia è questa infatti. Ogni volta, anche dopo innumerevoli volte, ti sorprende con uno scorcio inaspettato. Un palazzo “ti chiama” con i suoi colori sgargianti, la sua storia, le sue finestre buffe.Così, girato l’angolo di una calla come tante altre, ci imbattiamo nello sgargiante LABORATORIO OCCUPATO MORION: centro sociale occupato, collocato in pieno centro cittadino e aperto non solo per concerti ma anche per eventi culturali quali cinema, reading, teatro, mostre, iniziative sociali e politiche.

Saliamo quindi sul vaporetto alla fermata Celestia e come al solito decidiamo di non scendere dove scendono tutti i turisti. Perchè noi quando siamo in giro non ci sentiamo vere e proprie turiste ma piuttosto abitanti temporanee, viaggiatrici che si lasciano guidare dall’istinto a visitare i luoghi con il puro intento di far brillare l’anima. 

Ma seguiamo una regola non scritta, quando sei in “casa” altrui devi accettare le regole di chi ti ospita, scoprire in quale misura puoi o non puoi entrare a far parte del loro quotidiano, e così chiedi alle signore impellicciate di fianco a te dove secondo loro è meglio scendere per visitare Murano, o scambi una battuta di prima mattina con il proprietario di una buonissima pasticceria tradizionale Veneziana, “voialtri ca gavì sempre co quei còsi pae man, metii via e godive a coasiòn” ( “voi giovani sempre con quei cosi in mano (riferendosi al cellulare), metteteli via e godetevi la colazione!”). Quindi purtroppo niente foto, ma vi posso assicurare che abbiamo mangiato una sfoglia alle mele, io, e una fetta di torta alla crema di agrumi, la mia socia, le più buone della nostra vita.

Scendiamo quindi alla fermata Murano Serenella e seguiamo le due signore; attraversiamo un ponte di legno, percorriamo strette stradine quasi deserte, edifici dal sapore industriale in mattoncini rossi, fabbriche con luci spente nel loro giorno di chiusura e improvvisamente ritroviamo il gruppo di turisti di prima. Niente, oggi ci tocca fare le turiste! Entriamo in una vetreria dopo un’altra, ci lasciamo incantare da minuscoli pezzettini di vetro colorati, giganti vasi dalle forme più disparate,  la gigantesca “Cometa di Vetro” davanti alla Torre Civica di Murano. 

Ma qui purtroppo, ovunque, non si possono fare foto, non si può toccare, insomma non si può fare niente. Non ci sentiamo proprio a nostro agio, non ci sentiamo parte di quel posto che dovrebbe invece accoglierci, ma imperterrite sentiamo di dover cercare qualcosa. Non sappiamo bene cosa finché non lo troviamo, anzi li troviamo, appesi lì ad una trave di legno vecchia chissà quanto sopra i nostri nasi. Dei bellissimi e lucenti CUORI A PALLONCINO! Non potevamo non immortalarli, dovevamo riuscirci in qualche modo. E allora, “Tu mettiti sulla porta a fare il palo che io fotografo!”. Ed eccoli qua, praticamente noi due, due cuori lievi pronti sempre per partire.

E allora via risaliamo sul vaporetto, abbiamo un appuntamento per pranzo con un amico di vecchia data, questa volta sceglierà lui il posto ma già dai messaggi capiamo che andremo sul sicuro: <Cosa vi piacerebbe mangiare?>,  <Baccalà mantecato…>rispondo senza esitazione,  <Ok, andiamo in una trattoria per gondolieri.>. Ci ritroviamo così al Vecchio Calice, vicino Rialto dove gusteremo ovviamente del buonissimo baccalà, per la precisione in tre varianti e una super porzione di spaghetti alle vongole.

Con la pancia piena e in super ritardo recuperiamo i bagagli e via, è già ora di salutare questa bella città. Il cielo è carico di elettricità oggi a Venezia, piove acqua e luce mentre corriamo alla stazione per riprendere il treno. La città si è coperta di ombrelli, nemmeno uno dei suoi angoli si salverà. La pioggia è imparziale: bagna il palazzo ducale e tutti gli altri quartieri. La pioggia bagna il vecchio e il ragazzino, i turisti con gli impermeabili, ci rende tutti ridicoli allo stesso modo, la pioggia non fa distinzioni. Piove oggi, piove tanto e non sembra smettere.

Ci saluta così Venezia, coperta di pioggia, mentre la guardiamo dal finestrino del nostro treno sognando già quale sarà la prossima avventura.

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